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La nostra storia

Dietro ogni impresa di successo ci sono le persone/Sono le persone a fare un’impresa di successo  

Ed è con questo principio ben in mente che Peter e Olaf Harken hanno fondato, oltre 50 anni fa, la Harken/Vanguard, in quella terra famosa per la neve e il grano che è il Wisconsin sudorientale. Da allora Harken è cresciuta, e da piccolo laboratorio nato nel “giardino sul retro di casa” è diventata una realtà internazionale con uffici sparsi in tutto mondo. E oggi, che siano regate di Coppa America, Ocean Race, mondiali Maxi, eventi di superyacht, Olimpiadi e one design, Harken, con i suoi bozzelli, carrelli, accessori di coperta, winch e sistemi idraulici è il “must” incontrastato.  

La storia di Harken è ricca di colpi di scena, svolte, successi e ripartenze. Tuttavia l’impegno per garantire l’eccellenza, sfidando sempre lo status quo, è rimasto sempre lo stesso.  

 

Dove tutto è iniziato 

Peter Harken (qui sopra) e il fratello Olaf sono nati da madre svedese e padre olandese in Indonesia all’inizio della seconda guerra mondiale.  

Quando nel 1941 i giapponesi attaccarono l’Indonesia, i due fratelli insieme alla madre riuscirono a scappare, di notte e sotto i bombardamenti, nel Borneo. Il padre Joe, rappresentante in Asia dei trattori Caterpillar, si unì al piccolo esercito olandese che combatteva i giapponesi. Fu catturato e imprigionato per 5 anni, fino alla fine della guerra. I due fratelli con la madre Ulla vissero, invece, prima in Borneo, poi per un anno in Nuova Zelanda, per un altro anno in Australia e finalmente, nel 1944, sbarcarono a San Francisco. Due anni dopo, a guerra finita, li raggiuse miracolosamente anche il padre.  

La famiglia riunita si trasferì prima a Peoria, in Illinois, città dove aveva sede la Caterpillar, e successivamente a Larchmont, nello stato di New York, per poi tornare nelle Filippine quando al padre offrirono di occuparsi della fornitura di macchine movimento a terra per la ricostruzione della nazione, che aveva subito gravi danni durante la guerra.  

Peter e Olaf frequentarono l’American International School a Manila e tornarono negli Usa per frequentare il college. 

“Nelle Filippine abbiamo nuotato a livello agonistico per molti anni e questo ci ha consentito di ottenere delle borse di studio” ha spiegato Olaf. Negli Stati Uniti Olaf ha studiato ingegneria industriale presso la Georgia Tech di Atlanta. Peter, invece, ha frequentato l’università del Wisconsin a Madison, dove ha prima studiato ingegneria e poi si è laureato in economia internazionale. “Una via veloce” ha spiegato “per finire la scuola rapidamente e iniziare la vita, quella vera”.  

In America Peter faceva parte di vari club sportivi dell’università: vela, sci, canoa, arrampicata. Ben presto la vela, sia tradizionale sia su ghiaccio, iniziò a distrarlo sempre di più dagli studi. Dopo aver speso in tutte queste attività, in ragazze e in altri interessi ben poco accademici i soldi destinati all’università, il padre decise di staccare la spinaD’ora in poi ti dovrai arrangiare, non ho intenzione di continuare a pagare per i tuoi giochi”. Così Peter impacchettò sci, cane e una trentina di sandwich al burro di arachide e gelatina sul suo scassato Chevy del 1951 e se ne andò sei mesi in Colorado a sciare.  

Rientrato in Wisconsin, Peter per pagarsi gli studi iniziò a lavorare part-time per la Gilson Medical Electronics dove spesso si fermava, oltre l’orario di lavoro, per progettare e costruirsi i pezzi che gli servivano per la sua d E-Scow (deriva molto usata in Usa all’epoca) la sua iceboat (barca per la vela su ghiaccio) 

Una sera, gli caddero per terra alcuni cuscinetti a sfera in plastica: Mi ha davvero sorpreso vedere quanto rimbalzassero” ricorda. “Tanto minore è la massa di un corpo, tanto maggiore è la sua accelerazione. Proprio come fanno i bozzelli a bordo, con stop and go continui”. Così Peter decise di modificare i suoi bozzelli sostituendo i cuscinetti a sfera in acciaio con quelli in nylon da ¼’’. Le sue barche divennero un vero e proprio banco di prova, e non appena gli altri regatanti si resero conto di quanto velocemente Peter riusciva a lascare le vele e di quanto efficiente fosse la sua attrezzatura la fama dei “bozzelli neri con i cuscinetti in plastica” iniziò a spargersi. 

Ma anche Olaf si impegnò parecchio nello sperperare i soldi del padre: durante il primo anno alla università della Georgia, appena poteva raggiungeva il fratello nel Wisconsin per aiutarlo e divertirsi insieme. Dopo la laurea entrò in marina, come ufficiale si imbarcò per tre anni e mezzo a bordo di un cacciatorpediniere in servizio nel Pacifico del Nord. La sua nave fu una delle prime impegnata durante la guerra del Vietnam. Una volta rientrato a casa nel 1967, con Peter e alcuni amici aprirono la Scanda, azienda specializzata nella costruzione di barche, vele, bozzelli a sfera. Non ebbe molta fortuna, pochi i velisti che bussarono alla sua porta e loro furono costretti a tagliare personale fino a che non rimase solo Peter.  

Olaf iniziò a lavorare a New York come ingegnere ma dopo qualche mese decise di tornare in Wisconsin e aiutare Peter a costruire barche per il college. “Perché presi questa decisione non lo saprò mai” disse Olaf. Ma così ebbe inizio una nuova avventura. La sede della Vanguard Boats (poi Harken Yacht Equipment) era un garage malandato a Waukesha, in Wisconsin: davanti c’era un piccolo ufficio e sul retro un laboratorio chiuso da una porta basculante.  

Nell’ufficio, oltre alle scrivanie fatte con alcune porte poggiate su dei cavalletti, c’erano una vecchia macchina da scrivere, un telefono e uno schedario. Tutto qui. Una tenda in plastica separava gli uffici dal laboratorio dove si lavorava la vetroresina e si assemblavano le barche, qui, un ventilatore inchiodato a una finestra serviva per estrarre i fumi. Strano ma vero, la OSHA (Occupational Safety and Health Administration) sebbene incredula non fece chiudere l’azienda.  

L’unica strategia di marketing consisteva in intere notti passate su una vecchia Chevy station-wagon con Peter alla guida e Olaf dietro che scriveva a macchina le brochure. In quel primo anno il fatturato complessivo fu di 3.800 dollari.  

 

Harken e Vanguard decollano 

Peter e Olaf non si erano dimenticati dei loro bozzelli su sfere “fatti in casa”. Un po’ per caso, misero alcuni prototipi in una scatola di sigari e li mostrarono al loro vecchio amico Gary Comer, fondatore della Lands' End, azienda che vendeva accessori nautici per corrispondenza (oggi è un rivenditore di vestiti). Gary disse: “Io li inserisco nel mio catalogo, ma voi dovete farli!”. Suggerì anche di non commercializzarli con il nome di Vanguard ma di Harken: gli altri cantieri non sarebbero stati molto felici di montare attrezzatura etichettata con il nome di un concorrente. 

Ad affittare ai due fratelli i primi locali furono LeRoy e Al Stippich, proprietari di Accurate Products, azienda che realizzava utensili e stampi. Gli Stippich capirono subito che Peter e Olaf non avevano i soldi per pagare i costosi stampi a iniezione e l’attrezzatura necessari per costruire in serie i loro bozzelli su sfere. Ma erano entrati in sintonia con loro, si rividero nei due giovani fratelli e gli offrirono di realizzare i macchinari a loro spese e di produrre per loro i bozzelli. Ai 4 bastò una stretta di mano e l’accordo fu preso, e così fu fino al 2010 quando Harken acquisì la Accurate Products. 

Gary vendette alcuni di quei primi bozzelli a Lowell North e Buddy Friedrichs, due medaglie d’oro (Star e Dragoni) alle olimpiadi del 1968. Bruce Kirby, direttore di One Design & Offshore Yachtsman (ora Sailing World) pubblicò un annuncio pubblicitario di Peter e Olaf su queste vittorie e scrisse un editoriale dai toni ironici su quanto fossero pericolosi questi bozzelli che lascavano il boma così velocemente. “Questi diabolici aggeggi sono i bozzelli su sfere Harken. Secondo me passeranno anni prima che i progettisti riusciranno a disegnare barche veloci quanto lo sono le vele regolate da loro.” Ci furono lettori che lo presero sul serio e l’equivoco generò una pubblicità straordinaria per la Harken e gli affari presero il volo.    

Il lavoro andava a gonfie vele e ora la Harken/Vanguard aveva bisogno di una responsabile dell’ufficio/segreteria/contabile /receptionist. All’annuncio rispose Rose Sorensen. Rose era una studentessa modello, sapeva il fatto suo ed era anche carina. Probabilmente ancora oggi si starà chiedendo perché mai abbia accettato quel lavoro. In ogni caso, divenne un’insostituibile collaboratrice e la responsabile della segreteria e delle risorse umane fino al 2010 quando andò in pensione.  

L’attività stava diventando sempre più impegnativa Peter e Olaf iniziarono a cercare una persona che si occupasse della laminazione della vetroresina. Stipendio: 3 dollari all’ora. Si presentarono Bob Gramins e Don Michaelson, gli spiegarono che loro due lavoravano in team e che chiedevano 5 dollari all’ora. Per dimostrare il loro valore costruirono da zero un Flying Junior perfetto e nella metà del tempo impiegato da Peter e Olaf.  

I "Plastic Fantastics" si fecero una reputazione con i loro Flying Juniors Badger Tech (deriva usata all’Hoofer Sailing Club) impeccabili. Don rimarrà in Vanguard fino a che Peter e Olaf non venderanno l’attività. 

La crescita dell’azienda andava di pari passo con piccoli finanziamenti concessi da una banca “comprensiva”. Quando Olaf (che era il tesoriere della Vanguard) ebbe bisogno di 10.000 dollari, gli risposero che era necessaria l’approvazione del board della banca. Olaf scarabocchiò un rendiconto finanziario approssimativo e fantasioso su un bloc-notes e quando il funzionario, piuttosto confuso, lo vide, scuotendo la testa disse: “Ok, lo firmo”. 

Gli affari crescono 

Harken/Vanguard nel 1971, sull’’onda dei successi delle derive usate nelle università e della crescente popolarità a livello internazionale dei suoi bozzelli, si spostò in una sede più ampia a Pewauke, in Wisconsin. Per finanziare questa espansione era però fondamentale produrre più barche, decisero di chiedere i diritti per costruire negli Strati Uniti i 470, sicuri che questo doppio con trapezio sarebbe diventata classe olimpica nel 1976 (fu scelta e lo è tuttora). La contrattazione con il progettista André Cornu non fu facile, Cornu chiese che, considerate le dimensioni degli Stati Unitidecisamente maggiori della Francia, avrebbero dovuto costruire 5.000 barche all’anno. Peter spiegò che il mercato americano non era così grande e Cornu abbassò la richiesta a 2.000. A questo punto Peter disse che avrebbero fatto del loro meglio ma non poteva promettergli nulla. Nel primo anno fecero 350 barche, un numero straordinario per il mercato statunitense.  

I 470 della Harken/Vanguard erano destinati ad aspiranti atleti olimpici. Tanto che giovani come Augie Diaz (che poi nel 2003 verrà nominato Rolex Sailor of the Year) arrivarono a frotte per lavorare sulle loro barche e contribuirono anche a dare molti spunti su possibili miglioramenti. Furono anni indimenticabili. “Nel periodo di massimo splendore dei 470 – ha scritto Peter  tra tutti noi l’amicizia e il rispetto erano pari agli insulti e agli scherzi che ci siamo fatti l’un l’altro durante le regate a cui partecipavamo. Augie era uno dei più forti sul 470 e piaceva a tutti. Una volta, ricordo, lavorammo tutta la notte sulla sua barca, tutto era pronto per la partenza ma alla mattina sentimmo un’imprecazione in spagnolo: la barca di Augie era pronta, ma galleggiava serena nella piscina del Davis Island Yacht Club. 

Tempi difficili 

Alla crisi petrolifera dal 1973 seguì il crollo della vendita delle barche. Uno per volta furono lasciati a casa i dipendenti e per mantenere aperta l’azienda Peter e Olaf iniziarono a costruire timoni, derive, kayak e modellini di barche. Fu in questo periodo di “bassa marea” che Art Mitchel – compagno di stanza di Peter negli anni del college e vicepresidente nel Trust Department di una grossa banca – vedendo quanto si divertivano i due ragazzi con il loro lavoro decise di unirsi a loro. Mitch riorganizzò l’azienda e divenne corporate navigator, funzione che mantenne sempre. Molto spesso si ritrovava a essere l’unico adulto del gruppo.  

I Finn Vanguard alla riscossa 

Mentre la costruzione delle barche arrancava, il vincitore della Finn Gold Cup Joerg Bruder progettò un Finn per il velaio Peter Conrad e chiese alla Vanguard di costruirne due. Furono chiamati Blue Dog e Yellow Dog ed erano incredibilmente lenti. Solo Joerg era capace di farli andare veloce. Peter perplesso ci lavorò su. Il nuovo progetto che ne uscì aveva una prua affilata simile a quella dei Finn della Newport (fenomenali di bolina e imprevedibili di poppa) una poppa piatta come quella dei Finn della Teal (veloci di poppa ma lenti di bolina), unite da linee dritte che Peter tracciò pensando che quando le molecole dell’acqua colpiscono la prua vogliono arrivare a poppa il più velocemente possibile. Quando lo stazzatore John Christianson arrivò e misurò la prua vide che era troppo stretta ed esclamò: “È davvero bella, una splendida barca, ma non è un Finn”. Peter e Olaf ci rimisero mano e alla fine le barche partirono con John Bertrand e Bill Allen per il Southern Yacht Club e i campionati nord americani. Le due barche furono prese abbondantemente in giro dagli altri regatanti per le loro panchette per stare alle cinghie, ma dopo che John e Bill si classificarono al primo e al secondo posto, gli ordini per i Finn della Vanguard iniziarono ad arrivare.  

Diventare grandi 

Peter e Olaf decisero di sviluppare anche una linea di bozzelli per barche grandi da affiancare a quelle per le derive. Ma si ritrovarono di fronte a un grosso problema: i piccoli cuscinetti a sfera in Delrin® non potevano sopportare carichi così elevati.  

“Abbiamo pensato che sicuramente da qualche parte nel mondo doveva esistere uno scienziato pazzo in possesso della soluzione” disse Peter. “La Amoco aveva appena presentato la plastica Torlon® per uso commerciale. Era la plastica più dura del mondo e il materiale perfetto per il nostro prototipo di bozzello per la scotta di randa”. 

Eravamo un piccolo cantiere e non conoscevamo molti velisti di barche grandi in America. In Florida alla SORC del 1976 incontrammo il team svedese di Coppa America e gli chiedemmo di testare il nostro prototipo sul 12 metri Sverige, la loro barca per la Coppa del 1977. Dopo le regate, il team ci disse che il nostro bozzello era l’unico che non avevano dovuto sostituire”. 

 

Il contratto con la federazione russa 

La Harken Vanguard fu selezionata per la fornitura di stampi, ricambi, barche e accessori per le derive che avrebbero partecipato alle Olimpiadi del 1980 in Russia. Un gruppo di costruttori estone e i loro accompagnatori russi arrivarono da Tallin il giorno di Halloween per imparare tutti i segreti per la realizzazione di Finn e 470 robusti e leggeri. Quando arrivarono rimasero sbalorditi nel vedere tutti i dipendenti in costume che li salutavano. Durante la loro permanenza, i russi giocarono a football americano nel retro del cantieredivennero dei grandi fan della rock band di Harken, andarono a Chicago e impararono tutto quello che c’era da sapere sul Jack Daniels. Dopo che se ne furono andati, si presentarono da Peter e Olaf dei funzionari del Dipartimento di Stato con i loro inconfondibili trench e i cappelli abbassati sugli occhi dicendogli di non farli uscire da Pewaukee… OOOOps! 

 

La famiglia Harken si allarga in Francia 

La divisione Harken francese è nata con Patrick Rieupeyrout 4 persone che lo aiutavano nella sua piccola azienda a La Rochelle (la Barlow Marine-Europe che commercializzava winch Barient & Barlow attrezzatura Harken). Tutti si occupavano di tutto, dagli imballaggi, all’assistenza tecnica e sui campi di regatOggi questa importante divisione fornisce attrezzatura e un eccellente supporto tecnico a 360°: dagli one design alle barche da regata offshore fino agli Imoca 60 e ai giganti trimarani oceanici e rappresenta una risorsa preziosa per tutti i cantieri OEM francesi.  

 

Vanguard addio 

Il business dellattrezzature stava crescendo troppo in fretta rispetto a quello delle barche e portarli avanti entrambi stava diventando impossibile. Steve Clark e Chip Johns della Quarter Moon fecero un’offerta per l’acquisto della Vanguard e Peter e Olaf, seppur controvoglia, cedettero stampi e nome.  

In una settimana molto intensa i dipendenti Vanguard spiegarono come loro costruivano le barche ai nuovi proprietari; ma il valore di queste persone andava benoltre al realizzare le barche, era il cameratismo, la certezza di potercela sempre fare e l’orgoglio di costruire le migliori derive del mondo che faceva la differenza. Quando spedivano una barca, la accompagnavano con una lettera spesso molto originale, i Finn mandati in Russia erano etichettati con “In Russia con amore” e accompagnati da una bottiglia di champagne e un messaggio in cui il cliente veniva rassicurato che la SUA barca era senza dubbio la MIGLIORE Vanguard mai costruita.   

Nulla lasciava il cantiere senza l’approvazione di Peter e Olaf. I loro controlli qualità erano famosi e… naturalmente riuscivano sempre a scovare qualcosa che non era perfetto e naturalmente lo scovavano proprio mentre la barca stava per essere caricata sul container di notte. L’oggetto incriminato veniva sempre riparato o sostituito nonostante la stanchezza di tutti e senza mai puntare il dito contro qualcuno. Il cantiere è ancora oggi motivo di grande orgoglio per Harken, tanto che un Finn e un Volant campeggiano a grandezza naturale nell’atrio della sede generale.  

Una porta si chiude e un’altra se ne apre  

Altra decisione fondamentale per l’azienda fu quella di acquisire dai fratelli Luca e Tony Bassani la Barbarossa, azienda italiana produttrice di winch. Non passò molto tempo e i winch in alluminio della Harken divennero i più apprezzati 

Per suggellare la nuova alleanza, i dipendenti Harken iniziarono a imparare l’italianonacque così una nuova lingua: l’italiano-pewakinese. 

Luciano Bonassi, ingegnere capo alla Harken-Italy, era famoso per progettare, con schizzi disegnati a mano, winch incredibilmente veloci. Durante la sua carriera in Harken ha firmato oltre 36.000 progetti. Era un ingegnere brillante con amici su entrambe le sponde dell’Atlantico.  

“Eravamo ben consapevoli dell’impegno necessario nel caso fossimo entrati nella partita ‘Coppa America’ con i nostri winch” disse Peter. “E anche dei rischi, se avessimo fallito tutto il mondo lo avrebbe saputo. È come entrare in un’arena. Inutile cercare applausi e pacche sulle spalle, lì scorre sangue. Con i nostri ragazzi siamo stati molto chiari, ‘la pressione sarà fortissima, a volte dovremo lavorare 24 ore al giorno. Senza lamentarci’”.   

La porta si è aperta grazie all’amicizia di lunga data tra il distributore Harken di Auckland, John Street, e il capo del sindacato neozelandese Sir Peter Blake che chiese: “potete assicurarmi che i vostri winch saranno vincenti?”I due fratelli risposero così: “Quello che ti possiamo garantire è che lavoreremo h 24 per farti navigare”. I winch Harken avevano la campana in fibra di carbonio (una prima assoluta) ed erano molto più leggeri degli altri. Blake apprezzò la schiettezza, l’approccio sincero e l’impegno di Peter e Olaf e ha rischiato. La Nuova Zelanda vinse. Era la prima volta nella storia moderna della Coppa che un fornitore attrezzava le coperte, winch compresi, di entrambi i finalisti. 

 

Amoco Procyon, uno yacht dal design futuristico 

Per cercare di rivitalizzare il settore nautico, caduto in grave crisi, Olaf insieme ad altri imprenditori svilupparono un nuovo concept di yacht, il 65 piedi Amoco Procyon (il nome deriva, oltre che dalla compagnia petrolifera, dalla stella più luminosa della costellazione del Cane minore). La filosofia di base di questa barca era legata alla semplicità di navigazione grazie a manovre gestite da semplici pulsanti. Harken progettò molti dei sistemi presenti a bordo di Procyon, erano impianti all’avanguardia realizzati apposta. Tra questi la canting keel, la doppia timoneria, le boccole del timone, la randa avvolgibile, e parte del sistema  carrelli e rotaie – progettato per alzare e abbassare il particolare albero ad “A” 

Nel 1991 Procyon vinse il Popular Science Innovation Award per la categoria recreation. 

 

Arrivano nuove divisioni 

Olaf Harken e Bill Goggins, direttore marketing all’epoca e oggi corporate ceo, ben presto realizzarono che con la metà dei loro affari oltreoceano, era fondamentale sviluppare divisioni Harken all’estero per seguire al meglio i clienti in Europa e Asia. 

Harken Sweden 
Nel 1998 Erich Hagen diventa distributore esclusivo Harken per la Svezia e la Norvegia. Dopo 12 anni di collaborazione, Eric è ora in pensione ed è Fredrik Bergström che dirige il team svedese e lavora per rafforzare la presenza dei prodotti Harken sul mercato.  

Harken Australia 
Per anni in Australia Harken si è appoggiata a un distributore indipendente, che dal 2006 è diventato proprietà di Harken. “Questa operazione ci ha permesso di controllare direttamente questo importante mercato” ha spiegato Peter Harken. Carl Watson, da anni in azienda, fu nominato a capo della divisione vendite e assistenza. Dopo il suo ritiro, Grant Pellew è diventato managing director, ruolo che ricopre ancora oggi.  

Harken New Zealand 
Anche Fosters, distributore Harken dal 1978, fu acquisito e ribattezzato Harken New Zealand, nel 2006. Garry Lock  15 anni passati in Cookson Boats e una buona esperienza di regate in deriva e cabinati   fu nominato managing director della nuova divisione. Al suo pensionamento fu sostituito da Robbie Young, ex responsabile dei prodotti idraulici Harken. Robbie segue i marchi Harken e Fosters e guida un team specializzato che si occupa di espandere la presenza di nella regione del Pacifico. 

Harken UK 
Nel 1999, quando Clyde Marine ristrutturò e vendette il distributore Harken Simpson Lawrence, Andy Ash-Vieche già si occupava dei prodotti Harken, si impuntò e disse “Non è possibile, Harken dovrebbe essere indipendente” e con sua moglie Cathy (che divenne commercial manager) costrinse Olaf e Peter ad andare in Gran Bretagna dove li convinse ad aprire una divisione Harken. Per i primi tempi la “sede” fu il loro salotto e le scatole, i pezzi ecc. erano sparsi in tutta la casa, nel giardino e nel garage. Oggi la sede di Harken UK è un edificio di 580 metri quadrati, con la possibilità di raddoppiare le dimensioni. Andy e Cathy sono usciti da Harken nella primavera del 2020. Tom Peters, da anni parte fondamentale del team, è diventato managing director.  

 

Ufficio vendite e assistenza in Polonia a Varsavia  

Nel 2009 Harken ha aperto il suo ufficio vendite e assistenza a Varsavia, guidato da Magdalena Rakowicz. Magdalena è stata molto abile nel cogliere le opportunità che si sono presentate con il crescere della cantieristica e dell’interesse per la vela in Polonia ad affermare saldamente Harken sul mercato. Oggi è Zofia Truchanowicz che sta portando avanti il lavoro iniziato da Magdalena. “È una persona da sempre molto impegnata e con una bella esperienza sia in campo velico che amministrativo” ha detto Peter. “È la persona giusta per noi. Un grande benvenuto a Zofia da parte di tutti noi di Harken”.  

Stiamo lavorando e investendo per il futuro sulla nostra risorsa più importante: le persone e le loro esperienzaCon questi cambiamenti speriamo di riuscire ad accontentare sempre di più i nostri clienti e di far crescere i nostri team – dichiarò allora Olaf Harken - Per questo abbiamo promosso persone strategiche all’interno del gruppo Harken pur restando noi sempre attivi in azienda e nel settore che amiamo”.  

 

Nuove sedi per il quartier generale Harken e Harken Italy 

Harken Italy, dove si fanno i winch, è stata la prima a rinnovare la sede e ad adottare i principi della Lean ProductionSubito dopo è stata la volta di Harken Usa che ha acquisito la Accurate Products, l’azienda che per prima ha creduto in Peter e Olaf. I fratelli hanno concretizzato l’operazione tra Waukesha e Pewaukee in una grande e più efficiente sede di 16.000 metri quadrati, situata a Pewaukee su un’area di 10 ettariAl primo piano ci sono le aree produzione, assemblaggio, spedizione e magazzino, al secondo ci sono gli uffici. All’esterno un grande stagno circondato da un prato e rifugio ideale per cervi, oche, gru, garzette e anatre. “Attenzione agli animali selvatici” campeggia scritto lungo la strada.  

 

E via con l’olio! 

Gli ingegneri di Harken si sono ritrovati coinvolti in un nuovo mondo: l’idraulica. Come sempre l’azienda ha puntato in alto e come piattaforma per lo sviluppo dei nuovi sistemi ha usato il mega trimarano Oracle Team USA, impegnato nelle regate (tra multiscafi di 90 piedi) di Coppa America. Lo sfidante, USA-17, aveva una enorme ala rigida sviluppata in due sezioni – era la seconda volta che un’ala rigida veniva usata in Coppa America<span data-contra

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